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new...!! SIGNIGICATO DEI SOGNI E CABALA DEI NUMERI
Le chiamate dei telespettatori genovesi arrivate l’altra sera alla redazione della trasmissione di Raitre «Chi l’ha visto?» hanno permesso a una pattuglia dei carabinieri di ritrovare su una spiaggia di Voltri una persona scomparsa tempo fa da Roma.
L’uomo, di 41 anni, privo di documenti e con problemi psichici, si era accampato con una tenda sulla spiaggia nei pressi di piazza Gaggero e aveva dichiarato ai carabinieri un’identità diversa da quella diffusa dai familiari dello scomparso. In seguito agli accertamenti e alle informazioni fornite dai familiari dello scomparso, i militari sono riusciti a risalire alla reale identità dell’uomo, che è risultato essere in effetti il 41enne romano scomparso da casa e poi segnalato dai telespettatori di «Chi l’ha visto?».
All’uomo, più volte ricoverato in diversi reparti psichiatrici degli ospedali di Roma, dai quali si era sempre volontariamente allontanato, è stata riscontrata una frattura ad un piede ed è stato quindi trasportato all’ospedale di Sestri Ponente. Nei prossimi giorni verrà affidato alle cure di una struttura specializzata in attesa di rientrare a Roma.
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La commissione Esteri della Camera ha approvato oggi all’unanimità una risoluzione che chiede al Governo di presentare “senza altri rinvii” all’Assemblea generale dell’Onu la risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte. A renderlo noto è l’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’.
La Commissione, si legge nel testo, “invita con rinnovata fiducia il Governo, ribadendo il mandato, a procedere con la massima urgenza e senza altri rinvii alla presentazione della Risoluzione pro moratoria alla Assemblea generale attualmente in corso, non essendo accettabile che, dopo un decennio di ostracismi, si impedisca ancora una volta (sotto forma di ‘rinvio’) alle Nazioni Unite, dove è indiscutibilmente maggioritaria la posizione pro moratoria, di votarla e così manifestarla.”
La risoluzione della commissione Esteri ricorda “la straordinaria mobilitazione internazionale” e “l’Appello al Governo italiano” sottoscritto da 47 Premi Nobel, da oltre 500 parlamentari da tutto il mondo e da tutti i presidenti dei Gruppi parlamentari della Camera, dai senatori a vita e da 14 presidenti di Regione.
La Commissione “prende atto con soddisfazione che nel suddetto Appello si afferma di 'conoscere fin dal 1994, e riconoscere nelle ultime settimane, la leadership dei Governi e del Movimento Pro-Moratoria italiani a favore della proclamazione di una Moratoria universale della pena di morte alle Nazioni unite”.
La Commissione ritiene inoltre che “il tempo per l’azione al Palazzo di Vetro sia dunque arrivato” e apprezza e ringrazia “per la forza e l’onore così conferiti al Presidente del Consiglio Romano Prodi affinché, dando seguito alle delibere del Parlamento italiano e agli inviti e riconoscimenti del Parlamento europeo, depositi nelle prossime ore, assieme al gruppo di paesi di tutti i continenti che si sono già manifestati, il progetto di risoluzione definito sulla base della Dichiarazione di associazione del dicembre scorso già sottoscritta da 93 paesi, per la Moratoria universale della pena di morte, al fine di porlo al voto entro la sessione in corso dell'Assemblea generale”.
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Palermo/ Va a rifarsi il naso in una clinica privata. Muore dopo l'anestesia Mercoledí 13.06.2007 17:20
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La procura di Palermo ha notificato tre avvisi di garanzia ad un anestesista e due infermieri della casa di cura palermitana Triolo Zancla in cui è morta la donna. L'ipotesi di reato contestata agli indagati è omicidio colposo. Secondo una prima ricostruzione, la giovane sarebbe morta durante la fase preparatoria dell'intervento di rinoplastica, ormai ritenuto di routi
La donna, che da tre anni viveva in Piemonte dove insegnava italiano, aveva deciso di tornare in Sicilia per rifarsi il naso. "Ci avevano detto che il professor Masellis è il migliore in campo - ha raccontato tra le lacrime la sorella -. Così ha deciso, anche se aveva paura, di venire a Palermo".
L'operazione al naso non è mai iniziata perché la ragazza è morta prima. Il pm Roberta Buzzolani ha disposto l'autopsia sul cadavere della donna.
«Mi sono spesso comportata in maniera stupida, e la cosa non mi diverte più. Ora vorrei essere diversa: Dio mi ha dato questa possibilità ». Dall'ospedale del carcere femminile di Los Angeles, dove è ricoverata da tre giorni, Paris Hilton, l'erede dell'impero degli hotel a cinque stelle, regina delle notti hollywoodiane, questo ha spiegato per telefono a Barbara Walters, una delle più famose giornaliste televisive americane. Alla Walters, Paris ha confermato che i primi tre giorni di carcere, la scorsa settimana a Lynwood, a sud di Los Angeles, sono stati terribili: «Non ho mangiato e non dormito. Sono caduta nel tunnel micidiale della depressione. Mi sentivo persa, rinchiusa in una gabbia, dimenticata dal mondo. È stato un incubo». Poi, all'erede degli alberghi Hilton sono stati concessi gli arresti domiciliari, revocati dopo solo 24 ore, venerdì scorso. Paris è quindi tornata in carcere. Anzi, è stata immediatamente portata all'ospedale del carcere, la Twin Towers Correctional Facility, che si trova a Downtown L.A. - il centro degli affari della metropoli californiana. Secondo il sito di gossip Tmz, la Hilton sconterà tutta la pena -teoricamente poco più di un mese- nell'ospedale, dove è da sola in una stanza con quattro letti, e non nella cella di isolamento della prigione. La permanenza della ragazza, 26 anni, nel carcere di Lynwood viene considerata un rischio (soprattutto per l'ora d'aria e il contatto con le altre detenute), e il suo arrivo nel penitenziario non era affatto piaciuto ai secondini, cui erano stati sequestrati i telefonini per evitare che eventuali foto della Hilton finissero sul web. In una dichiarazione diffusa dai suoi legali, la Hilton dalla sua nuova "cella" d'ospedale, ha fatto sapere di ritenere che i media dovrebbero occuparsi «di cose più importanti, come per esempio gli uomini e le donne che servono il paese in Iraq, e non certo di me. Io, dal canto mio, sto crescendo e maturando: quest'esperienza è di gran lunga la cosa più dura che mi sia mai capitata». Ad alleviare l'angoscia della bionda milionaria è stata la visita della sorella e dell'ex fidanzato, il ricchissmo armatore greco Stavros Niarchos. Ieri mattina ha parlato per più di due ore con lo psichiatra Charles Sophy. «La ragazza è molto provata», ha detto il medico. «Non ha ancora mangiato, non riesce neanche a dormire. Piange, trema, si dispera». I poliziotti la controllano a vista da dietro la porta a vetri dell'infermeria.
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Roma, 8 giu. (Adnkronos/Ign) - ll presidente degli Stati Uniti George Bush è arrivato questa sera a Roma. L'Air Force One è atterrato a Fiumicino intorno alle 23.00, portando a Roma il numero uno della Casa Bianca per il soggiorno italiano che durerà fino a domenica mattina. E nella capitale è massima allerta, con misure di sicurezza eccezionali che sono state attivate dalle forze di polizia. Diecimila gli agenti impiegati per garantire che non ci siano problemi per il presidente Bush. Alle 21.45 di oggi -in concomitanza con l'atterraggio del presidente Usa a Fiumicino- è partito il divieto assoluto di sorvolo sui cieli di Roma che proseguirà fino alle 10.00 di domenica mattina. Radar e forze dell'ordine vigileranno affinché dalle aviosuperfici private non decolli nessun aeromobile, dal deltaplano ai piccoli aerei fino alle mongolfiere. Intanto, cambia il programma di Bush. E' saltata infatti la visita a Trastevere (Video), dove il presidente americano avrebbe dovuto incontratre domani i rappresentanti della comunità di Sant'Egidio. L'incontro è stato spostato per "motivi logistici"all'ambasciata americana. "Siamo stati informati in mattinata che l'incontro si svolgerà all'ambasciata americana, per motivi logistici", hanno detto fonti della Comunità d i S.Egidio all'ADNKRONOS. All'ambasciata americana "avremo più tempo per parlare" con il presidente americano George Bush, commenta il portavoce della Comunità di S.Egidio Mario Marazziti, dato che salterà la parte ''turistica'' con la visita della Basilica di S.Maria in Trastevere. "Per noi significato e contenuto rimangono gli stessi. Sarà un incontro - assicura - più approfondito. Cambia solo per Trastevere". ''Ci dispiace non poter offrire la nostra ospitalità italiana come siamo abituati a fare - aggiunge tuttavia Marazziti - né offrire la bellezza di S. Maria in Trastevere al presidente Bush''. ''In questi giorni è stato fatto molto allarmismo - ha aggiunto - In fondo sarebbe stata una grande occasione per valorizzare l'immagine di Trastevere nel mondo. Credo ci sia più spazio per la delusione che per la soddisfazione per i disagi mancati". Dispiaciuto per la mancata visita anche padre Matteo Zuppi, parroco di Santa Maria in Trastevere. ''Certo che mi dispiace che Bush non venga più qui a Trastevere'', commenta all'ADNKRONOS. ''Era tutto organizzato, preparato - dice Padre Matteo - Mi sembrava che la cosa fosse prevista e certa''. ''Non conosco i motivi del cambiamento di programma - continua il parroco - Verificheremo se ci sono motivazioni ulteriori, visto che della sicurezza si parlava anche prima. Mi informerò -conclude il religioso- ancora non mi hanno detto nulla di ufficiale''. Sollevato, invece, Giuseppe Lobefaro, presidente del Municipio I di Roma. "E' evidente che tenere sotto controllo un rione come questo non è facile - ha detto all'ADNKRONOS Lobefaro - Ha prevalso il buon senso, d'altra parte l'incontro con la Comunità di Sant'Egidio può avvenire anche in uno spazio migliore. Ciò aiuta lo svolgimento di questa visita, che è già abbastanza complessa". "In ogni caso voglio sottolineare che Trastevere non aveva ricevuto negativamente la notizia della visita'', ha aggiunto il presidente del I Municipio. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni sottolinea però che ''Dal punto di vista della sicurezza i problemi rimangono sempre uguali: la città ha sempre mostrato una grande capacità di tenuta nei momenti difficili; questo non vuol dire che non siamo preoccupati, saremmo tutti degli irresponsabili. Ma la preoccupazione si accompagna all'intelligenza di far sì che non succeda nulla''. ''Stiamo tutti lavorando -ha concluso il primo cittadino di Roma- per fare in modo che la giornata di domani non abbia contraccolpi per la città". |
| Foto Diana, figli contro diffusione |
| Messa in onda sequenze sarebbe grossolana mancanza rispetto |
LONDRA, 5 GIU - William e Harry chiedono a Channel Four di non mandare in onda fotografie della loro madre, la principessa Diana, morente. In una lettera scritta dal loro segretario particolare, i figli avvertono che la diffusione delle immagini, in un documentario previsto per domani, sarebbe una forma di 'grossolana mancanza di rispetto' nei confronti di Diana. Il network ha negato di voler diffondere immagini-choc nel documentario 'The witnesses in the tunnel'. |
www.cerchiamodenise.it - Tel. 340.54.03.309
di fronte la propria abitazione in via
Domenico La Bruna, 6 - Mazara del Vallo (TP)
| DENISE PIPITONE |
| Data di nascita: 26/10/2000 Occhi: Castani Capelli: Castani Altezza (al momento della scomparsa): 98 cm Peso (al momento della scomparsa): 16 kg Segni particolari: Un graffio sotto l'occhio sinistro |
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ALZI la mano chi non è mai stato costretto a passare qualche ora guardando i mortiferi filmini o le pestilenziali fotografie delle vacanze di amici e parenti. Se una volta questo macabro rito veniva officiato davanti ad un proiettore, così da costringere gli aguzzini ad offrire almeno qualcosa da bere o da mangiare, con le nuove tecnologie tutto questo avviene senza contatto fisico. Le foto di zia Abelarda che prende il sole ti arrivano direttamente via posta elettronica. L’ultima ricerca condotta a base europea da Benchmark Research e commissionata da Amd dal titolo “Tecnologia e social sharing”, analizza l’impatto dell’informatica e delle telecomunicazioni nella vita di tutti i giorni. L’abitudine ad utilizzare nuovi strumenti porta gli individui (rullo di tamburi e trattenete il fiato) a mutare i propri comportamenti sociali e relazionali. Lo studio, al di là del banale assunto di partenza, offre un’interessante panoramica a livello europeo di quella che si potrebbe definire la emotion technology.
Uomini e donne. Un numero sostanziale di persone scambia frequentemente un'ampia varietà di informazioni digitali. Questi utenti inviano/ricevono foto digitali (60% dei casi) o file musicali (44%), ritoccano immagini digitali (35%) e si scambiano biglietti d'auguri digitali (30%). Le donne scambiano biglietti d'auguri digitali più frequentemente degli uomini (36% contro 24%) oltre che ricette online (35% contro 18%). Gli uomini tendono invece a svolgere applicazioni di natura maggiormente tecnica, come ritoccare immagini (41% contro 30%) o scambiare video clip digitali (27% contro 17%).
Gusti europei. Gli italiani rivolgono il loro interesse verso i media digitali legati al mondo della musica, come conferma il fatto che il 53% afferma di inviare/ricevere frequentemente file di questo genere mentre un ulteriore 32% dichiara di includere spesso contenuti di carattere musicale nei propri documenti digitali. I francesi sono maggiormente portati allo scambio di ricette o consigli di cucina (35%). I tedeschi sono particolarmente attratti dallo scambio di biglietti d'auguri digitali (41%).

| La straordinaria e dramamtica vicenda di un militare italiano. Lo struggente diario di Alessandro Dietrich, deportato dai tedeschi dopo l'8 settembre, pubblicato postumo. |
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| Li ha curati e protetti, come si fa con i propri figli. Li ha sempre tenuti con sé, nascondendoli nel fondo del tascapane o in una tasca del cappotto, perché voleva ripotarli a casa. Come si fa con i figli. Eppure non ha mai voluto che i suoi figli li vedessero e tanto meno che li leggessero. Per questo i fogli su cui Alessandro Dietrich aveva raccontato la sua sperienza nei lager nazisti- prima a Dachau, poi a Wietzendorf - hanno avuto una storia singolare e straordinaria: appena rientrato dalla Germania, li ha copiati sulla carta protocollata del Comune di Albano Laziale, dove lavorava, quindi li ha consegnati alla moglie Lella, strappandole la promessa di non mostrarli ai loro quattro bambini. «Ci voleva proteggere da quell'orrore, e forse voleva anche chiudere definitivamente con quel passato, spiega oggi il figlio Nanni. Solo alla morte del marito, avvenuta nell'85, la moglie riprese di nuovo i fogli, li tascrisse uno a uno con una Olivetti Lettera 22 facendone quattro copie, una per ognuno di loro. E solo oggi, a oltre 20 anni dalla morte di Alessandro Dietrich, anche noi possiamo leggerli: l'editore Sironi li ha pubblicati con il titolo Baracche - Appunti di prigionia 1944-1945. Allo scoppio del conflitto, Alessandro Dietrich era stato mandato in Albania. Dovette entrare in Italia per una ferita all'inguine, ma l'8 settembre lo sorprese al Nord. Cominciò un periodo di latitanza, fu ricercato per essersi sottratto alla chiamata alle armi repubblichina, ma, quando venne a sapere che le camicie nere stavano minacciando la famiglia del fratello Camillo, si consegnò. Processato, sfuggì alla condanna a morte per un soffio: un ufficiale di Salò, al quale Dietrich aveva salvato la vita in combattimento, intercedette per lui. Non gli evitò però la deportazione in Germania. Baracche è il racconto di quei giorni a Dachau e a Wietzendorf: un racconto crudo, duro, vero, spietato e, in un certo senso, disumano. Episodi della vita quotidiana, ricordi improvvisi e teneri e amare riflessioni, la lotta per la sopravvivenza giorno per giomo, il rapporto con il fratello Camillo, incredibilmente ritrovato a Wietzendorf, e con gli altri detenuti... Il paragone con Prlmo Levi e con Se questo è un uomo è naturale: «Entrambi ebbero salva la vita ed entrambi trovarono la forza di descrivere quell'esperienza, sottolinea il figlio Nanni. Dopo la guerra, Dietrich si diede all'attività sindacale e all'impegno politico, diventando due volte sindaco del suo paese, Albano Laziale. Di quei giomi drammatici e crudeli con i figli non volle però mai parlare: «Accenni vaghi, qualche racconto di traverso ogni tanto, qualche riferimento a sprazzi e tutte le volte accompagnati da un' espressione inconfondibile e amara dello sguardo, e il fare attento, la scelta delle parole e la sensazione che si mordesse le labbra come a ricacciare indietro quel maledetto ricordo, a non volerlo per niente al mondo divulgare», scrive Nanni nella commovente introduzione a Baracche. Quando poi la moglie Lella sentì di poter interpretare diversamente la volontà del marito e consegnò il manoscritto ai figli, per la famiglia iniziò un lungo percorso catartico, non ancora compiuto. «Sono, siamo tutti ancora stravolti», ammette il figlio Nanni. A nessuno venne mai in mente di pubblicarlo; solo di recente, grazie all'incontro fra la famiglia Dietrich e l'editore Sironi, favorito da un intermediario, è emersa la possibilità di renderlo pubblico. Ed è una fortuna, perché se è vero che è un documento drammatico, un pugno allo stomaco, non va dimenticato che si tratta di un pezzo di storia. Baracche, e insieme l'intera vicenda di Alessandro Dietrich, è per noi una lezione. Con le parole del figlio Nanni:" A posteriori e da così lontano verrebbe da pensare che anche nelle situazioni più estreme si possa riuscire a rimanere fedeli a sé stessi, ai propri principi morali che molto spesso possono rappresentare l'idea che accompagna una vita intera>. ![]() ![]()
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